lunedì 13 giugno 2005

Peggio di Indymedia

Era da tanto che non leggevo un post così vomitevole, un simile concentrato di spazzatura - una anticipazione, immagino, dello stile di governo sobrio e moderato (niente a che vedere con quegli sguaiati referendari radical-chic, per carità) del futuro, vincente, polo teocone italiano (a proposito, con che fa rima teocone?).

Per vostra comodità lo riporto qui di seguito, giusto perchè possiate farvi un'idea del dolce stil novo in politica (il grassetto è una mia aggiunta, tesa a evidenziare i punti salienti).

(Nota: il post è datato Domenica 12 Giugno).

Si profila la più bassa affluenza alle urne di tutti i tempi.

Noi astensionisti siamo pronti con lo spumante per festeggiare una vittoria STORICA che verrà ricordata per molti lustri a venire.

Soprattutto da oggi in avanti i NO ai referendum si manifestereranno sempre con la ASTENSIONE alla faccia dei falsi moralisti (molto opportunisti) alla Fini e Prodi.

Un terremoto politico di dimensioni straordinarie.

Se il quorum alla chiusura delle urne domani alle ore 15,00 dovesse fermarsi sotto il 30%, come pare prevedibile, già nella serata di domani vedremo molte teste rotolare.

Già si sente nell'aria l'odore acre del sangue in quel di A.N.

Fini entro la mezzanotte di domani, ci scommetto, verrà dimissionato dal partito.

Capezzone si suciderà in diretta televisiva con un colpo di fucile in bocca.

Pannella staccherà la spina (o spinello ?) che lo tiene in vita da 10 anni a questa parte.

Rutelli farà pagare un conto salatissimo alla sinistra, partendo dalla "epurazione" di Prodi.

La Prestigiacomo tornerà alla sua abituale attività orale/oratoria con l'ex ministro Fini (il quale si ritirerà a vita privata a casa delle Presty abbandonato anche dalla moglie Daniela). Presty continuerà ad offendere in televisione i dawn. Berlusconi le revocherà la carica di ministra delle pari oppurtunità, riconoscendola come una razzista di prim'ordine. Meglio che torni sotto il tavolo delle maggioranza da dove l'avevano tirata fuori prima che facesse tanto danno. Sotto i tavoli da il meglio di sè.

Fassino perderà qualche chiletto nelle prossime ore.

La Bonino ad urne aperte questa sera ha già dichiarato di volere la testa di Capezzone, piccolo antipasto di quello che succederà domani in quel partito pieno di debiti che non si papperà più i soldi del referendum (motivo primo della campagna radicale!).

AL FOGLIO Giuliano Ferrara festeggerà per una settimana intera. Migliaia e migliaia di "ASTENSIONISTI ATTIVI" andranno in pellegrinaggio da Giuliano Ferrara per rallegrarsi della vittoria del secolo contro i clerico-nichilisti e relativisti del pensiero debole. Ma che dico debole ... debolissimo.

L'embrione umano sussulterà dalla gioia e appena gli spunteranno gli arti superiori, con il braccino destro sovrapposto al braccino sinistro farà il gesto dell'ombrello ai referendari che lo definivano ricciolo di materia.

E Sorvy sarà il sorvegliato più contento del mondo, se domani le cose andranno come devono andare.

Ma certo, Sorvy, puoi essere proprio contento: contento come un cretino.

Piccola nota di chiusura: questo ex-embrione umano (non ricciolo di materia, badate bene) aderisce a Tocque-Ville, "la città dei liberi" (e dei "liberali"): motivo più che sufficiente per ritirare la mia adesione all'iniziativa.

domenica 12 giugno 2005

I tanti "più uno" che fanno la differenza

Editoriale de Il Riformista di sabato:

La legge dice che il referendum di domenica e lunedì sarà ritenuto valido se si recherà alle urne il 50% più uno degli aventi diritto. Quel «più uno» fa la differenza.

Intendiamoci: riteniamo, come tutti, che sarà molto difficile superare la fatidica e anacronistica soglia del quorum. In Italia è troppo facile convocare i referendum (bastano 500mila firme e una buona organizzazione professionale per raccoglierle) ed è troppo difficile renderli validi con un quorum così alto.

Tutto sommato, neanche alle elezioni politiche vota il 100% degli aventi diritti, la percentuale di astensionisti abituali, da indifferenza o da protesta, si colloca tra il venti e il trenta per cento. Sarebbe molto più logico calibrare la metà degli elettori, dunque, al numero di italiani che di solito, o magari nelle ultime elezioni politiche, esprimono davvero il loro diritto.

Pensateci: se il quorum fosse al 40% (la metà di quell’ottanta per cento o giù di lì che elegge il parlamento della Repubblica), il giochetto dell’appello all’astensione non avrebbe potuto andare sul velluto. I fautori del no avrebbero dovuto combattere in campo aperto per il no, per non rischiare, perché il 40% era più che raggiungibile, e forse sarà pure raggiunto.

Sarebbe stato più «fair»; e, soprattutto, sarà più «fair» in futuro per qualsiasi altro referendum, nel quale magari gli astensionisti di oggi fossero dall’altra parte della barricata.

In ogni caso, quel «più uno» può essere ognuno di noi: nell’incertezza, meglio recarsi alle urne. E se non lo si vuol fare per la legge 40, lo si faccia almeno per salvare questo istituto di democrazia diretta, il referendum, tanto vituperato eppure ancora oggi l’unico rimedio conosciuto a un grave vulnus tra una maggioranza parlamentare e la maggioranza del paese. Se gettiamo nel lavandino il referendum, consegniamo uno status di onnipotenza legislativa al parlamento che né la Costituzione né la logica gli riconoscono.

E poi, quel «più uno» può essere letto in tanti altri modi. C’è un «più uno» che può lanciare un segnale al parlamento, impegnarlo a cambiare la legge in futuro, anche se il quorum lunedì non ci fosse. Un 40% più uno sarebbe abbastanza forte da produrre questo effetto. C’è un «più uno» da assegnare nella gara tutta interna al centrosinistra: se le forze referendarie avranno un voto in più di quelli che normalmente sommano alle politiche, potranno dire che la loro battaglia è andata oltre il campo che rappresentano, e potranno parlare in un’eventuale futura maggioranza parlamentare di domani a nome di una fetta più vasta di società.

E c’è un altro «più uno» che conta. Se si accetta infatti che l’astensione fisiologica è tra il 20 e il 30, diciamo al 25, il fronte astensionista dovrà dimostrare di aver convinto al non voto una maggioranza degli elettori veri per dire di aver battuto il fronte del voto. Cento meno 25 fa 75. La metà di 75 è 37,5. Ogni percentuale di affluenza superiore al 37,5% potrebbe dunque essere presentata come l’espressione della maggioranza degli elettori, almeno di quelli veri.

Infine c’è un più uno che tutti danno per scontato ma che non è privo di significato: tra i voti validamente espressi si dice che vincerà con sicurezza il sì. Ma più schiacciante sarà quella vittoria, più forte sarà il segnale che ne verrà al parlamento che l’Italia non è soddisfatta della legge 40 e la vorrebbe cambiata. In caso di fallimento del quorum, infatti, il messaggio del corpo elettorale non sarà la decisione di tenersi la legge, ma un agnostico rinvio del problema ai rappresentanti del popolo.

Paradossalmente, la vittoria dell’astensione lascerebbe aperto il problema della fecondazione assistita più di quanto farebbe una vittoria del sì (che almeno indicherebbe con chiarezza, limitandoli, quali sono i punti da abrogare) e certamente più di una vittoria del no (che confermerebbe senza possibilità di ripensamenti la legge che già c’è).

Dunque il «più uno» conta. Conterà politicamente, e ci saranno molti «più uno» da contare lunedì sera. Vale dunque, in ogni caso, la pena di fare un salto al seggio.

sabato 11 giugno 2005

Niente Far West se vincono i SI

Il sempre puntuale Daw segnala un articolo di Stefano Ceccanti apparso di recente sul Riformista:
"i quesiti parziali non producono alcun Far West. Infatti vi sono almeno 16 divieti che rimarrebbero in piedi anche col successo pieno dei sì. [..]

Resterebbe in piedi il cuore dell'art. 5, la base fondamentale di tutti i limiti, che consente l'accesso a coppie di maggiorenni di sesso diverso, coniugate o conviventi, in età potenzialmente fertile, entrambe viventi. In un colpo solo sono vietati:

1) l'accesso ai single,
2) ai minorenni,
3) alle coppie omosessuali,
4) le mamme-nonne,
5) la fecondazione post portem.

Nell'art. 9 sbucano i divieti 6 e 7 che fungono da ulteriori paracadute (sia pure minimi) quando si ammetta l'eterologa (fatta all'estero):

6) divieto di disconoscimento di paternità, e
7) divieto per il donatore di acquisire relazioni giuridiche col nato.

Giungiamo all'art. 12:

8) proibisce la commercializzazione di gameti o embrioni,
9) proibisce l'utero in affitto,
10) proibisce la clonazione umana". [..]

Nell'art. 13 troviamo:

11) la ricerca deve perseguire finalità esclusivamente terapeutiche e diagnostiche,
12) è vietata ogni forma di selezione a scopo eugenetico e qualsiasi altro intervento teso ad alterare il patrimonio genetico,
13) vietati interventi di scissione precoce dell'embrione o di ectogenesi,
14) vietata la fecondazione di un gamete umano con uno di specie diversa,
15) vietata la produzione di embrioni a scopo di ricerca.

Infine, anche se saltasse il tetto dei 3 embrioni il "medico è comunque tenuto a non creare un numero di embrioni superiore a quello strettamente necessario".

A quanto siamo con questo? Ah sì, a 16 divieti, mica male per un Far West.

venerdì 10 giugno 2005

Submission? Film esagerato e razzista, certo

Queste le critiche rivolte da molti islamici - nonché dai soliti multiculturalisti della sinistra alle vongole - al film-denuncia costato la vita al regista Theo Van Gogh, ucciso da un militante estremista islamico.

Secondo i detrattori del film (e del regista), Submission deforma la realtà del mondo islamico, dipingendo un quadro molto più fosco di quello reale.

Sarà: ma allora, se davvero nell'ambito dell'Islam le donne stanno molto meglio di come le dipinge l'opera di Van Gogh, spiegatemi il senso di questa notizia apparsa oggi sul Corriere:

Torino: getta la moglie dal balcone, arrestato marocchino

TORINO - Un cittadino marocchino ha accoltellato e buttato giu' dal balcone della propria abitazione di Torino la moglie italiana, perche' colpevole di voler lavorare e vivere "all'occidentale".

La donna originaria di Catania, che presentava ferite e fratture su tutto il corpo, e' stata portata in ospedale. L'uomo invece e' stato arrestato.


A Torino. Non in Afghanistan o in Iran. A Torino.

Decisamente c'è qualcosa che non quadra, no?

Comunque, per chi volesse farsi un'opinione di prima mano sull'opera di Van Gogh, questa sera alle 21:00 "Submission" verrà proiettato a Mestre (Venezia) presso la Sala Laurentianum in Piazza Ferretto.

giovedì 9 giugno 2005

Clementina Cantoni libera

Dopo 24 giorni di prigionia Clementina Cantoni è stata liberata, e attualmente si trova nel consolato italiano di Kabul.

Un grazie al Governo italiano, che ha saputo gestire in maniera puntuale la vicenda facendo tutte le necessarie pressioni sulle autorità afghane;
un grazie alle autorità afghane, che si sono impegnate al meglio delle loro possibilità per il rilascio della nostra connazionale;
un grazie agli operatori di CARE International, che hanno saputo mobilitarsi sia in Afghanistan che sul piano internazionale;
un grazie, soprattutto, alle vedove, alle donne e in generale ai cittadini afghani che in queste settimane hanno pubblicamente e quotidianamente manifestato il loro affetto e il loro sostegno a Clementina;
per finire, un cordiale vaffanculo ai "pacifisti" (pacifinti) italiani per essersi sostanzialmente disinteressati della vicenda - ma, si sa, questa volta non c'era la possibilità di sfruttare politicamente il rapimento per criticare, come al solito, il Kattivo BerlusKoni o i Kattivi amerikani, e quindi niente mobilitazioni, niente fiaccolate buoniste cantando tutti insieme "imeginoldepipol", niente bandiere arcobaleno nelle piazze, niente di niente (a parte, onore al merito, un paio di centinaia di persone alla manifestazione promossa a Roma da Uòlter): complimentoni, fate davvero schifo.

Ci sono leader e leader

Anche oggi il Riformista pubblica un editoriale in cui mi riconosco al 100%.

Nota: l'URL qua sopra è corretto e funzionante, mentre dalla homepage del quotidiano si viene reindirizzati a un URL tarocco: a quanto pare la homepage è stata taroccata da un hacker, probabilmente un astensionista - tutti gli altri sporchi trucchi li hanno già messi in pratica: mancava per l'appunto solo questo...

mercoledì 8 giugno 2005

Fini sempre piu' su

E Berlusconi, di converso, sempre più giù: mentre Fini si schiera per il SI a tre dei quattro referendum e critica l'astensionismo, dov'è finito il "liberale tatcheriano", dov'è finito il Berlusconi del partito unico del centro-destra "moderno, liberale, europeo"?

Triste dirlo, ma pare che anche questa volta, come per il referendum sul maggioritario, sia finito arenato sulla battigia, a giocare con la paletta e il secchiello o, peggio, ad aiutare chi, in AN, tenta di fare le scarpe al "troppo liberale" - e troppo poco clericale - Fini.

Che tristezza.