mercoledì 19 novembre 2003

Lettera agli italiani - di Andre' Glucksmann


Dal Corriere della Sera:
Tutta la Storia testimonia del disdegno italiano per le avventure guerresche. Nelle grandi ore del Rinascimento le città della penisola, malgrado le continue battaglie, si accordavano per ridurre al minimo le perdite umane. Ci vollero le orde spietate calate dalla Francia e dalla Germania per spazzare via questo brillante abbozzo di una comunità europea dove l’arte di vivere prevaleva sull’arte della guerra, e i valori della civiltà sulle fantasticherie dell’aggressività militare.



Nei peggiori momenti del XX secolo, persino le smargiassate del Duce non sfuggirono all’ironia dei suoi compatrioti, e alla resistenza di qualcuno di loro. È proprio perché noi europei sappiamo bene quanto - culturalmente, esteticamente e moralmente - l’umanesimo reinventato nel Quattrocento aborra i furori bellicosi, che siamo commossi e colpiti dall’esempio italiano.

D’un tratto, senza sgomento, né panico, né recriminazione, un popolo in lacrime ma dignitoso e raccolto si eleva all’altezza del compito. Ha compreso che i suoi carabinieri sono stati assassinati in una terra lontana perché l’Italia ha insegnato all’Europa l’arte e la dolcezza di vivere insieme in una società "civile", sfuggendo alla legge della sciabola e del ricatto terroristico.

Per ricostruire l’Iraq e instaurare un minimo di democrazia, occorre garantire ai cittadini un livello elementare di sicurezza. I carabinieri sono morti per la pace, e tutta l’Italia sembra averlo capito. Resiste. Non si piega davanti agli assassini. Non ritira i suoi uomini. L’Italia è avanti rispetto ad altri Paesi tra i quali il mio, la Francia, così pronto tuttavia a dare lezioni ai vicini. Quando a Bagdad sono saltate in aria le sedi dell’Onu e della Croce Rossa, Ginevra ha denunciato - a ragione - un 11 settembre delle Nazioni Unite e delle Ong.



Gli attentati hanno sempre come obiettivo la popolazione civile, perché colpiscono quanti vengono in suo soccorso. Le prime vittime dei terroristi iracheni sono gli iracheni. Sabotare le condotte per togliere l’acqua ai bambini, e abbattere i guardiani di una fragile sicurezza, significa terrorizzare la gente comune. Alessandro Carrisi, il più giovane dei carabinieri, "ha fatto cose bellissime per i bambini iracheni", dice sua sorella. È stato ucciso. Cacciare "gli stranieri" è tentare di ristabilire il dominio dei più crudeli.



L’Europa abbandonerà un popolo intero alla legge delle bombe umane? L’Italia dice no. Non vuole che i suoi figli siano morti per niente. Ma sembra, nel nostro Vecchio continente, piuttosto sola. L’istante sublime nel quale una nazione commemora i migliori dei suoi svanirà, le dispute proprie alle buone democrazie riprenderanno il loro corso. Ma non dimentichiamo che il sacrificio dei militari italiani si fa sentire ben aldilà delle frontiere e parla a tutti quelli, cristiani o musulmani, ebrei o atei, che osano squadrare il terrorismo dall’alto in basso, nella verità cruda della sua oscenità e della sua ferocia. No, i vostri soldati non sono morti per nulla. Hanno fatto sbarramento a una barbarie nichilista dotata di una forza devastante che, a Manhattan, si è rivelata potenzialmente terribile quanto l’arma nucleare. "Che l’elettricità sia tagliata e il petrolio abbandonato nei pozzi. Che la vita civile si fermi. Alla fine, l’occupazione fallirà...": così Joseph Samaha ha descritto due mesi fa (nel libanese El Safir ) la "mentalità della distruzione" che ha colpito a Nassiriya. Diciannove dei vostri sono caduti nel campo della libertà.

No, l’Italia non è sola. È davanti, in piedi.




[Tech] Da Computer Associates antivirus e firewall gratis per Windows


Computer Associates a partire da ieri distribuisce gratuitamente agli utenti di Windows il suo eTrust EZ Armor security suite, un prodotto che include sia un potente antivirus che un personal firewall.



EZ Armor sarà gratuito (aggiornamenti delle "impronte virali" compresi) per 12 mesi dalla data di installazione: scaduto il primo anno gli utenti che vorranno continuare a usarlo dovranno pagare il normale prezzo d'acquisto, attualmente circa 50 dollari.



L'iniziativa è stata in qualche misura "sponsorizzata" da Microsoft, sempre più sotto pressione per lo scarso livello di sicurezza dei suoi sistemi operativi (da Windows 9.x a Windows XP al recente Windows 2003 Server).



Il prodotto è disponibile per il download (18MB) su questo sito.



Fonte: News.com.



La verita' sull'Irak


La verità, finalmente, sulla situazione in Irak e sul ruolo dei militari americani e italiani: ce la svela Olmo (chissà perché mi viene in mente quel ritornello, quello che faceva "sei una merda"?) con la trascrizione di questa intercettazione telefonica da Arcore (mattino del 12 novembre).



Complimenti per il coraggioso e accurato lavoro di controinformazione: bravo, avanti così.



Sono soddisfazioni


Se quelli di "Campo Antiimperialista" (sic) volevano far mostra di avere i coglioni, ci sono riusciti: eccoli qui.



[Tech] Sun: 200 milioni di desktop open-source alla Cina


Sun, a partire dalla fine di quest'anno, consegnerà al governo cinese 200 milioni di copie del suo Java Desktop System, un prodotto integrato che gira sotto sistema operativo Linux.



L'accordo è stato siglato fra Sun e China Standard Software Co., un gruppo di aziende pubbliche cinesi.
"This collaboration is the first step in Sun's global campaign to partner with every nation and to help bring an open, affordable and secure desktop to users worldwide. Countries such as China, South Korea (news - web sites), Japan, Vietnam, Israel and India are driving programs and incentives to improve their IT infrastructures and incorporate technology into government agencies, educational systems and to domestic regions where economic barriers have limited technological growth. In an effort to accelerate these initiatives and quickly bridge this 'digital divide,' Sun is embarking on a program to partner with these nations through the Java Desktop System," Sun said in its announcement yesterday.




Fonte: Yahoo! News.



[Tech] Apple presenta un iMac con schermo da 20''


Apple amplia ulteriormente la gamma degli iMac: ora sono disponibili modelli con schermi da 15, 17 e 20 pollici di diagonale.



Il nuovo iMac da 20'' ha una risoluzione video di 1680 per 1050 pixel, due porte FireWire 400, tre porte USB 2, supporto per AirPort Extreme 802.11g (transfer rate di 54Mbps) e prevede in opzione anche il supporto dello standard di connessione wireless Bluetooth.



Gli iMac condividono inoltre queste caratteristiche di base: microprocessori PowerPC G4 (a 1,25 Ghz per i modelli da 20 e da 17 pollici; a 1 Ghz per il modello con display da 15 pollici), 256MB di SDRAM a 333 Mhz, hard disk Ultra ATA/100 da 80GB con velocità di 7.200 rpm.



I modelli da 17 e da 20 pollici sono inoltre dotati di processore grafico NVIDIA GeForce FX 5200 Ultra con 64MB di RAM DDR.



I prezzi, purtroppo, sono ancora altini: 1.299$ per il modello da 15'', 1.799$ per quello da 17'' e 2.199$ per l'iMac con schermo da 20'' - prezzi che in Europa, a causa dell'IVA, tendono a lievitare ulteriormente, nonostante il favorevole cambio Euro-dollaro.



Fonte: MacCentral.



La Chiesa lo capisce, lo capira' la sinistra?


Questo il titolo dell'editoriale di oggi de Il Riformista.
La Chiesa comprende che oggi il paese non può replicare stancamente il dibattito di qualche mese fa, quando si divise sulla guerra di Bush all’Iraq, e il mondo cattolico si schierò nella sua maggioranza contro quell’intervento. La Chiesa comprende che è cambiato lo scenario ed è cambiata la guerra. Questa qui coinvolge direttamente anche noi, e ci è mossa dai terroristi.



(...)



È un discorso che interpella direttamente la sinistra. Mario Pirani, sulla Repubblica di ieri, individua correttamente nella storia più recente della sinistra riformista (il Kosovo, l’Afghanistan) le tracce di un senso di responsabilità nazionale che non è stato spazzato via dal dissidio sulla guerra in Iraq. Ma dalla sua critica all’intervento militare - serrata e della prima ora - fa discendere un giudizio negativo sull’appello da noi lanciato all’unità nazionale nella guerra ai terroristi. "Dobbiamo piangere assieme i nostri caduti - dice - ma non possiamo avvolgerci nel tricolore per coprirci gli occhi e chiudere la bocca di fronte a una politica sbagliata e catastrofica".

Noi non chiediamo a nessuno di coprirsi gli occhi col tricolore, c’è già tanta gente in Italia che si è coperta gli occhi col vessillo della pace.



(...)



Ci sarà però una ragione per cui né Pirani né la sinistra riformista che lui elogia andranno in quelle piazze. E la ragione è che entrambi sentono il dovere di dare una risposta alla domanda di oggi, non a quella di ieri: combattiamo anche noi il terrore globale (non solo Nassiriya, ma anche Istanbul)? Restiamo in Iraq perché lo consideriamo il teatro principale di questa guerra? Siamo disposti a riconoscere che la nostra missione di pace si svolge ora nel cuore di un conflitto, e dunque comporta i rischi e prescrive le regole di una missione in teatro di guerra? Una volta che l’Onu, o la Nato, o un’altra organizzazione multilaterale, avessero preso il controllo delle operazioni in Iraq, la guerra dei terroristi infatti non finirebbe per incanto, come gli attentati all’Onu e alla Croce Rossa hanno già ampiamente dimostrato. E per tenere dei soldati in zona di guerra, con i rischi che la guerra comporta, non c’è altro modo che l’unità nazionale del fronte interno: la condivisione della gestione della crisi e delle responsabilità che ne derivano.
In una democrazia liberale governo e opposizione dovrebbero badare a svolgere i propri, rispettivi ruoli e non abbandonarsi a pericolose ammucchiate parlamentari - le passate esperienze dei governi di "solidarietà nazionale" dovrebbero averci insegnato qualcosa, in proposito - quindi personalmente non sono del tutto sicuro che condividere non solo l'impegno bipartisan contro il terrorismo islamo-fascista ma anche le responsabilità relative alla gestione concreta delle iniziative che da questo impegno derivano sia una buona cosa - negli Stati Uniti, per dire, i democratici hanno fornito e continuano a fornire senza tentennamenti, dai banchi dell'opposizione, il loro sostegno alla lotta ad al Qaeda, ma la gestione operativa è in mano a Bush, e nessuno si sognerebbe di proporre una gestione "condominiale" del conflitto.