mercoledì 8 settembre 2004

(Dis)integrazione: a breve le piscine per sole donne?


Dal Corriere della Sera:
La regola è chiara: per fare il bagno occorre indossare il costume. E nient'altro. Ecco perché due donne musulmane entrate in piscina vestite - con tanto di tunica e velo nel rispetto della loro religione - per accompagnare i loro figli a fare il bagno, sono state invitate ad uscire. Gli altri bagnanti infatti hanno protestato con il bagnino. Il singolare fatto è accaduto al Lido di Bolzano. Il Comune del capoluogo altoatesino parla di "rispetto delle regole" e "motivi sanitari", i responsabili della comunità islamica a Bolzano comprendono il divieto di fare il bagno in chador, ma nello stesso tempo chiedono la costruzione di piscine riservate a sole donne come nei Paesi musulmani.
Certo, come no... un altro passo verso la piena integrazione, sicuro...



Dialogo coi moderati: le tre condizioni


È questo il titolo di un editoriale di Magdi Allam pubblicato sul Corriere della Sera:
Il sequestro di due operatrici umanitarie italiane in Iraq conferma ancor più la natura barbara e l'identità aggressiva di questo terrorismo islamico che non distingue tra civili e militari, tra amici dichiarati e supposti nemici. In un clima che pare preludere a uno scontro frontale, molti in Occidente evocano l'Islam moderato. Talvolta incoraggiandolo, talaltra diffidandone. Gli italiani hanno tirato un sospiro di sollievo leggendo sul Corriere il "Manifesto contro il terrorismo e per la vita" di 26 esponenti della società civile musulmana; vedendo vescovi, imam e rabbini incontrarsi al meeting di Sant'Egidio a Milano o alla marcia indetta dal sindaco di Roma Veltroni per commemorare i bambini massacrati a Beslan.



Ma è indubbio che in tanti altri italiani alberga il dubbio e affiorano sentimenti tutt'altro che tranquillizzanti per il futuro della pacifica convivenza. Preoccupa non solo il terrorismo esplicito che uccide indiscriminatamente; ma anche l'atteggiamento subdolo di tutti coloro che si situano nell'area grigia tra la legalità e l'apologia della violenza, condannando in linea di massima il terrorismo ma giustificando i kamikaze islamici palestinesi, iracheni e ceceni.



Oggi più che mai s'impone l'interrogativo: che fare? E' sufficiente condannare il terrorismo? Quali sarebbero gli Stati e le comunità musulmane con cui l'Occidente dovrebbe allearsi per sconfiggere il terrorismo? In realtà il conflitto tra l'Occidente e l'islam non si deve al fatto che i due mondi non si conoscono o si ignorano. L'Occidente è da sempre dentro l'islam e l'islam è ormai parte integrante dell'Occidente.



Questo terrorismo globalizzato di matrice islamica è il frutto dell'estremizzazione di un rapporto di amore e odio nei confronti di un Occidente, da cui ha imparato e accettato la modernità materiale ma di cui rifiuta il sistema di valori. Bin Laden, Al Zawahiri, Mohammad Atta e Al Zarqawi sono i figli degeneri di una cultura occidentale storpiata, prima ancora di diventare il simbolo dell'islam deviato e violento. Allo stesso modo la crisi, che attanaglia al suo interno il mondo musulmano e di cui il terrorismo è la manifestazione più orripilante, si deve all'incapacità di gestire l'ondata di travolgente modernità e occidentalismo riversatasi dopo il crollo del Muro.



Manca un progetto di pacifica convivenza tra l'Occidente e l'islam. Ebbene ciò non potrà avvenire se non sulla base di parametri certi e indiscutibili, pietre miliari della comune civiltà dell'uomo: l'affermazione della sacralità della vita come valore assoluto e universale, per cui non ci sono terrorismi buoni e cattivi, vittime lecite o illecite; il rispetto dei diritti fondamentali della persona; una democrazia sostanziale garantita dalla pacifica alternanza al potere.



E' su questa base che potrà maturare una vera riforma in seno all'islam. L'affermazione di una comune civiltà dell'uomo, pur nel rispetto dell'identità islamica, è l'esatto contrario del relativismo culturale. I musulmani non possono essere esentati dalla condivisione dei valori comuni all'umanità. Nella consapevolezza che solo un'alleanza seria e proficua tra l'Occidente e l'islam potrà sconfiggere la piaga del terrorismo islamico e garantire l'avvento di un mondo più sicuro per tutti.

martedì 7 settembre 2004

Baghdad, rapite due volontarie italiane


Due volontarie italiane della ONG "Un ponte per..." - Simona Torretta, di Roma, e Simona Pari, di Rimini, di 29 e 30 anni - sono state rapite a Baghdad assieme a un ingegnere iracheno della stessa organizzazione e a una donna irachena di InterSOS, un'altra ONG italiana impegnata in Irak.



La notizia del rapimento delle due pacifiste è stata diffusa inizialmente da Al Jazeera. Poco fa "Un ponte per..." ha confermato la notizia.



Già nelle scorse settimane era girata voce che i terroristi avessero in progetto di rapire una o più soldatesse della Coalizione, per l'alto valore simbolico del gesto e per il presunto maggiore potere di ricatto che il sequestro di una o più donne avrebbe loro conferito.



A quanto pare aggredire e sequestrare delle soldatesse in assetto da combattimento si è rivelata però un'impresa troppo rischiosa per questi mezzi uomini capaci solo di colpire alle spalle vittime indifese, ed ecco quindi la soluzione di ripiego: rapire delle ragazze disarmate, delle volontarie andate in Irak al solo scopo di aiutare la popolazione civile - un'altra valorosa operazione della "resistenza" tanto cara a questa feccia.



Aggiornamenti sul Corriere della Sera e su Repubblica; sul sito di Indymedia, intanto, la feccia collaborazionista ha già cominciato a commentare a modo suo la notizia. Alcuni, però, dissentono (scorrete i commenti) - e, a proposito di collaborazionisti: questa poteva mancare? No, certo - e infatti...



Contro l'oscurantismo dei talebani di casa nostra


referendum sula procreazione assistita: anche i nazisti avrebbero firmato - parola dell'UDC



A volte sono le persone a essere volgari. Altre volte sono proprio le idee, e gli accostamenti che queste idee producono.



Sul Riformista un editoriale che dedico agli imbecilli che hanno ideato questo manifesto dell'UDC di Giovanardi:
FAVOLE.

Quel bambino guarito e i nazisti delle staminali






C’era una volta un bambino di cinque anni che era affetto da talassemia, una malattia ereditaria che inibisce al midollo osseo la produzione di emoglobina in quantità sufficiente per la vita. Questo bambino doveva sottoporrsi ogni quindici-venti giorni a trasfusioni di sangue, e doveva "indossare" un meccanismo elettronico che alla bisogna gli iniettava un farmaco salvavita sotto la pelle. Poi arrivò un’equipe di medici del Policlinico San Matteo di Pavia, reparto oncologia pediatrica, che trapiantarono su quel bambino le cellule staminali contenute nel sangue placentare dei suoi gemelli. Così quel bambino guarì. Completamente. Perfettamente.

La tecnica è molto innovativa (una delle due unità di sangue placentare utilizzate è stata potenziata in laboratorio perché in origine povera di staminali); anzi, è la prima volta che viene praticata in tutto il mondo. Dimostra che l’uso delle staminali può funzionare anche utilizzando cellule non prelevate dall’embrione, dove sono così giovani da essere ancora indifferenziate e quindi particolarmente potenti, capaci cioè di specializzarsi in cellule di qualsiasi tipo. Ma se dimostra che possono funzionare anche le cellule un po’ più adulte che si trovano nel sangue placentare o nel cordone ombelicale, dimostra tanto più che le potenzialità di quelle embrionali sono allo stato imprevedibili, e che non si potranno conoscere finché non si sia condotta tutta la sperimentazione necessaria.

A differenza di quanto dice il ministro Sirchia, dunque, il successo di Pavia riapre, non chiude, il discorso sulla necessità di consentire quella ricerca scientifica sugli embrioni che oggi la legge sulla fecondazione assistita proibisce. E una legge che proibisce un possibile e straordinario successo medico, cioè la cura di malattie oggi incurabili come il morbo di Parkinson o di Alzheimer, è una legge disumana.

Oseremmo anzi dire, per rispondere al manifesto fatto affiggere dal ministro Giovanardi che apparenta i firmatari del referendum abrogativo ai nazisti dediti all’eugenetica, che è un po’ nazista porre condizioni al progresso dell’umanità sulla base di un pregiudizio da stato etico. Se non si studia, non si sa. E la Repubblica non può elevare l’ignoranza a modello di comportamento.

In questi giorni da Erode, la storia di un bambino salvato appare come una bellissima favola. Senza i divieti della legge 40, di favole così se ne potranno raccontare, forse, molte di più negli anni a venire. Non foss’altro che per questo, firmate per abrogare i divieti più illogici e assurdi della legge.
Ecco, appunto: firmate. Per ulteriori informazioni seguite questo link.



lunedì 6 settembre 2004

Due segnalazioni


Segnalo due editoriali apparsi, fra ieri e oggi, sul Corriere della Sera.



Il primo, "I doveri comuni" di Stefano Folli, mi è stato segnalato dall'amico Maurizio, con cui mi ritrovo sempre più spesso in sintonia; il secondo non ha permalink, quindi lo riporto integralmente qui di seguito:
ISLAM, DIALOGO SENZA IPOCRISIE



di ANGELO PANEBIANCO



Chi può negare, in questo tragico frangente, la necessità di un "dialogo" con l'Islam "moderato"? O che contro il terrorismo non serva solo la forza ma anche la "politica"? O che dovremmo appoggiare l'Islam più "liberale e tollerante"? Come si fa a non concordare con affermazioni così ragionevoli? Quando però si esce dal generico, le cose si fanno complicate e non è più sicuro che ciò che appare ragionevole lo sia davvero. Dobbiamo appoggiare le componenti islamiche più liberali? E' fattibile, se ci si riferisce a quelle che certamente esistono (come ha dimostrato anche il Manifesto pubblicato dal Corriere ) in Occidente. E' meno fattibile, se si parla dei Paesi islamici, nella maggioranza dei quali l'Islam "liberale" sta in galera o è ridotto al silenzio. Dobbiamo "dialogare" con i regimi arabi moderati? Sì, ma il problema è identificarli. Per esempio, a lungo, abbiamo gabellato per moderata la monarchia saudita, che moderata non è. Grazie ai loro capitali i sauditi hanno infettato per anni il mondo musulmano da un capo all'altro del Pianeta, diffondendo l'eresia wahabita, linfa del terrorismo islamico. Che vuol dire "dialogo" in queste circostanze? E' curioso che si voglia "dialogare" con regimi come quello di Riad e, contemporaneamente, tenere la Turchia (moderata davvero) fuori dall'Unione Europea.



La Francia, che ha mobilitato il mondo arabo per liberare i suoi giornalisti, piace a chi la considera la vera alternativa alla "politica dei muscoli" di Bush e di Putin (spesso accomunati, come se fossero la stessa cosa). Ma la Francia ha capitalizzato sulla sua immagine di potenza antiamericana. Per non parlare dei suoi rapporti buoni, e ambigui, con gli estremisti della Fratellanza musulmana (di cui fanno parte i terroristi palestinesi di Hamas, solidali in questo frangente con Parigi). Davvero vogliamo un’Europa che sia un impasto di antiamericanismo, grandeur francese, e "dialogo" con Hamas?



Non sarebbe meglio fare il contrario rispetto alla Francia: permettere il velo (da combattere sul piano culturale come segno della subordinazione della donna, non su quello legale) e contrastare Hamas anziché finanziarla? Sempre "politica" sarebbe.



Sfruttando i nazionalismi, la corruzione di tanti regimi, gli errori delle democrazie occidentali, e le violenze perpetrate per anni (Cecenia) dalla democrazia autoritaria russa, gli integralisti hanno allargato a tutto il mondo il fronte dell'orrore (che ha toccato a Beslan il suo punto più estremo). Ma se qualcuno in Europa dice una cosa ragionevole, come ha fatto, fra gli altri, il presidente del Senato, Marcello Pera, ossia che occorre un nuovo patto di solidarietà fra gli occidentali per contrastare sul piano militare il terrorismo e, sul piano politico-culturale, il fondamentalismo (che del terrorismo è la linfa) subito viene tacciato di estremismo. Da quanti in Europa pensano che il vero pericolo siano gli Stati Uniti. Così però la guerra, voluta dai terroristi, alla fine si perde. Così come si perde se alla legittima preferenza per Kerry, lo sfidante di Bush, si unisce, in odio all'attuale presidente americano, una cieca incomprensione dei più elementari dati di fatto. Fra i quali, ad esempio, c'è che l'Iraq, ove è in corso la partita più importante, non è la Cecenia (e Bush non è Putin).



Coloro che definiscono sprezzantemente "fantoccio" il governo provvisorio iracheno dovrebbero spiegarci quale potrebbe essere, ora, l'alternativa. Che cosa dovremmo fare se non appoggiare quel governo e sperare che si arrivi ad elezioni? Fare come la Francia, ossia sederci sul greto del fiume e aspettare che passi il cadavere di Bush? Lasciare che siano i terroristi a impadronirsi dell'Iraq? Se è questo che si intende per "politica", che Iddio ce ne scampi.


Francia: l'appeasement non paga, come sempre


E, come sempre, la "controparte" non si fa scrupoli a rilanciare immediatamente, alzando la posta.



Dal Corriere della Sera:
Iraq: reporter francesi, nuovo ultimatum di 48 ore e richiesta riscatto



BAGDAD (Iraq) - I sequestratori dei due giornalisti francesi ostaggio della guerriglia irachena hanno chiesto un riscatto di 5 milioni di dollari e dato alle autorita' di Parigi un ultimatum di 48 ore. La richiesta e' pubblicata su un sito web dall'Esercito islamico e nella nota si aggiunge che la Francia dovra' accettare altre due condizioni: aderire alla tregua offerta da Osama Bin Laden e impegnarsi a non lasciarsi coinvolgere in Iraq.
La "guerriglia irachena"?



Vedo che, passate le classiche 24 ore di commozione - il minimo sindacale, in pratica - per le ultime stragi perpetrate dai nazisti islamici, al Corriere hanno ripreso a chiamare guerriglieri quelli che in realtà non sono altro che vili terroristi, assassini, stragisti: andiamo bene...