mercoledì 2 luglio 2008
Ormai siamo in piena dittatura. Etilica
Sì, perché solo una mente ottenebrata dai fumi dell'alcool (o preda dell'ossessione di raccattare qualche altro voto fra la feccia qualunquista-forcaiola) può partorire queste stronzate.
P.S.: Nel frattempo il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano - noto tirapiedi di Berlusconi - autorizza le pratiche di avvio del golpe istituzionale.
Altro che tregua
Come prevedibile (e previsto), la tregua fra Israele e i terroristi islamici non è durata neanche sei giorni - altro che i sei mesi preventivati.
Dopo i lanci di razzi Qassam e i colpi di mortaio dei giorni scorsi, che fortunatamente non avevano fatto vittime, oggi un attentatore a bordo di un bulldozer ha fatto strage di civili a Gerusalemme: i morti sono almeno tre, i feriti una trentina.
Hamas, Al Fatah e la "resistenza palestinese" tutta si spellano le mani dagli applausi.
Chi nel governo israeliano aveva scelto la via del "dialogo" e della "trattativa" con questi animali è servito.
martedì 1 luglio 2008
Come i vecchi samizdat
Il paragone fra blog e samizdat in effetti non è "tecnicamente" del tutto calzante, ma rende l'idea.
La blogger cubana Yoani Sanchez continua a gestire il suo blog, Generaciòn Y (qui la versione in italiano), ma le difficoltà certo non mancano:
Lo que comenzó como un impulso individual, se está convirtiendo en una plaza de encuentro para la discusión y el debate. Generación Y ha logrado involucrar a un montón de personas en todas partes del mundo que me ayudan con la actualización, las traducciones y la difusión de los textos. La colaboración principal ha sido para colgar los posts, pues desde la última semana de marzo no he podido acceder al sitio en los cibercafé públicos ni en los hoteles. De manera que envío mis textos por email, algunos amigos los publican y me mandan -también por correo electrónico- los comentarios que dejan los lectores. Soy una blogger a ciegas, una cibernauta con una balsa que hace aguas y que logra flotar gracias al apoyo de una espontánea red ciudadana.
Todo el portal http://www.desdecuba.com sigue bloqueado en los servidores de locales públicos. He ido haciendo una copia de los mensajes de error que muestran los navegadores cuando intento acceder y aquí les dejo una muestra. También sé que el apagón no es total. Amigos que tienen internet en sus centros de trabajo pueden visitar el sitio, pero eso me sirve de poco, pues a esos lugares soy yo la que no puedo entrar.
Ma c'è sempre una soluzione a tutto:
No obstante, tengo los mismos deseos de escribir en esta bitácora que cuando empecé. Ahora con más testarudez, pues no hay nada que me resulte más atractivo que aquello que se me impide hacer. Para saltar las dificultades de la conectividad y llegar a los lectores dentro de la Isla, otros amigos han creado un minidisk con el contenido del Blog, que distribuyen gratuitamente. A todos quiero agradecerles el apoyo, los remos y el viento que me permite mantener el rumbo.
Timeo Danaos et dona ferentes
Temo i Greci anche quando portano doni. Così per la lettera di Napolitano:
Non può esservi "dubbio od equivoco sul fatto che al Csm non spetti in alcun modo quel vaglio di costituzionalità cui, com’è noto, nel nostro ordinamento sono legittimate altre Istituzioni". Questo uno dei passaggi della lettera inviata dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, al vice presidente del Csm, Nicola Mancino, che l’ha letta nel plenum in corso nel quale dovrà essere approvato il parere sul provvedimento per la sicurezza e in particolare sull’emendamento salva-processi.
I "pareri" del Csm "sono dunque destinati a rilevare e segnalare le ricadute che le normative proposte all’esame del Parlamento si presume possano concretamente avere sullo svolgimento della funzione giurisdizionale. Così correttamente intesa l’espressione di un parere del Csm non interferisce - altra mia preoccupazione già espressa nel passato - con le funzioni proprie ed esclusive del Parlamento: anche quando, come nel caso dei decreti legge, per evidenti vincoli temporali, tale parere non abbia modo di esprimersi prima che il Parlamento abbia iniziato a discutere deliberare". Questo uno dei passaggi della lettera del capo dello Stato.
Quindi, apparentemente buone notizie: Napolitano bacchetta il CSM, che da giorni aveva preannunciato un vero e proprio "giudizio di incostituzionalità" su alcune iniziative del governo.
Ma il punto è che Napolitano contemporaneamente dà apparentemente per scontato che il CSM, pur non avendo il diritto di decidere della costituzionalità o meno di un provvedimento, abbia comunque il diritto di esprimere un proprio parere in merito, anche se non richiesto.
Le cose non stanno così.
Recita l’articolo 105 della Costituzione: “Spettano al Consiglio superiore della magistratura, secondo le norme dell’ordinamento giudiziario, le assunzioni, le assegnazioni ed i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati”. Questo, e soltanto questo, è quanto dice la Costituzione a proposito delle funzioni del CSM.
Se poi la prassi ha finito con l’attribuire al CSM poteri che non gli spettano, allora vuol dire che è stata scavalcata la Costituzione.
Vincolando il CSM alla lettera dell’art. 105 e della legge istitutiva dell’organo, e quindi garantendo il suo intervento all’esercizio delle attribuzioni amministrative espressamente affidategli, non c’è davvero spazio per iniziative nei confronti di leggi varate o, addirittura, che sono ancora all’esame del parlamento. Come nel caso, di questi giorni, del parere del CSM su di una norma del decreto legge "sicurezza".
A ragione di tale comportamento si invoca la legge istitutiva del CSM del 1958, in particolare l’art. 10, comma cinque, laddove prevede che “[il CSM] dà pareri al Ministro sui disegni di legge concernenti l’ordinamento giudiziario, l’amministrazione della giustizia e su ogni altro oggetto comunque attinente alle predette materie”.
Ma in realtà il parere lo si dà solo se richiesto, e quindi nel caso in cui il Ministro abbia fatto espressa e formale domanda di consulenza al CSM. Non si capisce per quale ragione, infatti, un qualunque organo amministrativo dovrebbe mettersi a sfornare pareri non richiesti e non previsti fra le sue funzioni sull'attività legislativa e di governo: a quando, se no, dei pareri del CSM (o altro organo amministrativo) sull'abolizione dell'ICI sulla prima casa, o sull'ampliamento della base USA a Vicenza, o sulla nostra permanenza nel gruppo delle Nazioni dotate di una base scientifica in Antartide?. Oltretutto questa norma potrebbe a sua volta essere tacciata di incostituzionalità, proprio perché finisce con l’attribuire al CSM un potere non previsto dalla Costituzione né tantomeno a essa riconducibile. Lo sosteneva autorevolmente Enzo Caianiello, il quale così scriveva: “Già la legge istitutiva del CSM, nell’attribuirgli anche qualche funzione consultiva, è incostituzionale, essendo le sue attribuzioni tassativamente scolpite nella Costituzione, dato che questa ubi non dixit non voluit” (“Istituzioni e liberalismo”, 2005, p. 56).
In conclusione: nel momento in cui dà l'impressione di volere "rimettere in riga" il CSM, Napolitano di fatto ne avalla dei comportamenti al limite dell'incostituzionalità, o peggio.
Un classico dono "greco", per l'appunto.
Si aggrava la crisi del Corriere?
Così sembrerebbe, leggendo questa notizia pubblicata da Affaritaliani:
Da Mondadori a Rcs, dove fa discutere un intervento del direttore del Mondo Enrico Romagna Manoia davanti all'assemblea di redazione, riunita per discutere del calo di copie e del peggioramento conseguente del conto economico che, proprio sotto la sua direzione, hanno colpito il settimanale. Secondo l'ex direttore del concorrente Milano Finanza, ben visto in Rcs dalla componente romanocentrica (è vecchio amico e collega in Ansa del portavoce di Geronzi Luigi Vianello), ma anche dal network del notaio Marchetti, l'emorragia di lettori non è dovuta a cause endogene, ma esogene. E specificamente al calo del Corriere della Sera, del quale Il Mondo una volta al mese viene diffuso come allegato, giovandosi così fortemente in termini di diffusione. E allora, davanti a un'assemblea che ha strabuzzato gli occhi, Romagna Manoia ha detto: "Il calo delle copie è dovuto solo al crollo delle vendite del Corriere, i cui dati sulla raccolta pubblicitaria sono inquietanti". Panico, facce di colpo sbiancate e poi l'affondo: "Il Corriere vendeva 550mila copie due anni fa e ora ne vende 350mila".
Che dire? Due anni fa il Corriere si è schierato con Prodi e la sua armata Brancaleone, di fatto voltando le spalle agli elettori (e ai lettori) del Nord, i quali a quanto pare non hanno gradito e men che meno dimenticato: evidentemente, caro Mieli, non sempre è vantaggioso correre in soccorso del "vincitore".
lunedì 30 giugno 2008
Polito su Scalfari e il Berlusconi-Gate
Editoriale di Antonio Polito sul Riformista di oggi, da incorniciare (il neretto è mio):
Ho una confessione da fare. Il «collega cui non manca il talento ma che sta soffrendo d’un preoccupante prolasso di moralità deontologica», di cui parlava ieri Eugenio Scalfari su Repubblica, sono io. Adsum qui fecit. Ho effettivamente «scritto di recente della necessità di concedere a Berlusconi una sorta di salvacondotto giudiziario perché solo così si potrà risolvere l’anomalia italiana». Sono costretto a denunciarmi perché anche il giorno prima il vicedirettore dello stesso giornale, Massimo Giannini, aveva alluso a un tizio per il quale «il fatto oggettivo che Berlusconi ha già vinto tre volte le elezioni e può rivincerle anche la quarta è una ragione valida per turarsi il naso e dire di sì al salvacondotto». Ero sempre io. Ho deciso di uscire dall’anonimato e prendermi le mie responsabilità. Voi capirete che fare la parte dell’Innominato non mi garba, e per quella dell’Innominabile non sono all’altezza.
Questo filone della culturale liberale nostrana non ha però solo il vizietto di non chiamare per nome e cognome i suoi bersagli polemici Ne ha anche uno più grave: l’abitudine alla condanna morale. Se non è d’accordo con te, non ti dice: stai dicendo una fesseria. Ti dice: stai avendo un prolasso. Non inguinale, come pure può accadere superati i cinquanta. Ma di moralità deontologica. Vuol dire che sono professionalmente immorale, e di conseguenza - immagino - dovrei essere denunciato all’Ordine, che su quella moralità vigila. Se Travaglio avesse anche un’intercettazione, una sola, sarebbe perfetto: si potrebbe procedere per il reato di opinione con prolasso davanti a un tribunale, uno qualsiasi, magari presieduto dalla Gandus; così, per la legge del contrappasso dantesco. Quanto al merito - mi costa dirlo, perché Barbapapà è stato tra i maestri che mi hanno insegnato a non chiudere gli occhi di fronte alla verità, neanche se sgradevole o non collimante con le mie opinioni - il Fondatore deve trovare qualche argomento migliore per opporsi alla concessione di uno scudo giudiziario al capo del governo. Deve studiare di più, come fa la Spinelli, che sarà prolissa ma non ha prolassi di memoria. Citare infatti il caso americano, come ha fatto ieri Scalfari, è mettere frecce all’arco di Silvio. Watergate e Monicagate sono per lui la prova che negli Usa il capo del governo viene processato come un cittadino qualsiasi. Mentre sono la prova del contrario.
Tralasciamo il fatto che né Nixon né Clinton sono mai stati processati, il primo perché si è dimesso prima e il secondo perché il Senato ha votato contro l’impeachment. E concentriamoci sul fatto che il giudice del Presidente, nel sistema americano, è il potere democratico ed elettivo, non un magistrato. Sapete chi nomina lo special prosecutor quando si indaga sul Presidente? Il ministro della Giustizia.
E sapete chi può condannare il Presidente, se l’impeachment è accettato? I due terzi dei membri del Senato, non i tre membri di una corte. Anzi, se ne volete sapere di più, scoprirete che tutti i giudici federali negli Usa sono nominati dal Presidente medesimo, così come i giudici della Corte suprema, fatto salvo il vaglio del Congresso. E scoprirete che i procuratori federali sono funzionari alle dipendenze del ministero della Giustizia: di nomina politica, diciamo così. Nei singoli stati dell’Unione, poi, giudici e procuratori sono il più delle volte essi stessi eletti. Non c’è obbligatorietà dell’azione penale, l’agenda della giustizia risponde al corpo elettorale. Giudici e procuratori non fanno parte dello stesso ordine, e non si autogovernano le carriere. Lungi da me voler paragonare il sistema di giustizia americano a quello italiano: noi discendiamo al diritto romano, loro da quello consuetudinario. Ma almeno non venite a dirci che se fossimo in America Berlusconi potrebbe essere indagato da un qualsiasi pm di qualsiasi procura e giudicato da un qualsiasi tribunale. Se fossimo in America, il ministro Alfano nominerebbe un procuratore speciale che alla fine dell’inchiesta presenterebbe le sue proposte a una commissione parlamentare, e sarebbe il Senato a decidere se processarlo. Pensate che sarebbe processato?
Non mi sfugge che Berlusconi non ha la grandezza cospiratoria di un Nixon, né la morigeratezza di un Clinton, che almeno il sesso non lo faceva al telefono (tra l’altro: non è vero come scrive Scalfari che Bush vinse a mani basse grazie all’inchiesta contro Clinton, perse anzi nel voto popolare contro Gore, e avrebbe perso a mani basse contro Clinton). Né mi sfugge che nel caso di Berlusconi si parla di reati compiuti al di fuori del suo mandato. Però questo patetico compianto del nostro stato di diritto aggiunge solo confusione e dramma alla crisi italiana, soprattutto se condito da intimazioni sgradevoli e pericolose al capo dello Stato. Il nostro stato di diritto non deve stare tanto male se l’uomo più potente d’Italia è già stato sottoposto a sedici procedimenti. E il pericolo maggiore per la democrazia italiana è piuttosto questa maledizione per cui da quindici anni votiamo, cambiamo sempre governo, e non cambia mai niente. Aspettate che gli italiani si convincano che il loro voto è inutile, e allora sì che ne vedremo delle belle. Scalfari pensa che Berlusconi sia il problema della democrazia italiana. Io penso che sia un problema, irrisolvibile se prima non se ne risolvono molti altri Primo dei quali è garantire al paese il diritto di essere governato, bene o male, secondo il mandato elettorale; cosa che il centrosinistra non è riuscito a fare e unica ragione per cui è tornato l’odiato Caimano. Solo il voto popolare toglierà Berlusconi dal cielo della vita pubblica italiana. Smettetela di illudere i vostri lettori e i vostri elettori che possa farlo un qualsiasi pm, solo perché voi ne siete incapaci.
Promemoria
Di Pietro: quindici anni di segreti e bugie. Tanto perché sia chiaro da che pulpito.
Ah, pare fra l'altro che l'aggressione mediatico-giudiziaria - impossibile definirla in altro modo, ormai - nei confronti di Berlusconi e del governo democraticamente eletto da una schiacciante maggioranza di elettori stia per conoscere una ulteriore escalation: prepariamoci.
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