venerdì 15 settembre 2006

Telecom Italia e la merchant bank al governo

Phastidio si pone, giustamente, una semplice domanda (il neretto è una mia aggiunta):

Ma come mai quando un dipendente Mediaset passa con il rosso è pacifico ed acquisito che “Berlusconi non poteva non sapere”; come mai quando un Meani qualsiasi parla al telefono con i designatori arbitrali è pacifico ed acquisito che “Galliani non poteva non sapere”; e quando un componente della segreteria particolare della Presidenza del Consiglio, su carta intestata della medesima, invia un piano di nazionalizzazione di parte del business ad uno dei principali imprenditori italiani il premier “non poteva sapere”? Mah, vallo a sapere, appunto.
Una leadership inconsapevole, questa ulivista: “Ma allora, abbiamo una banca?”

Chiedimi Se Sono Felice

Camillo (che purtroppo non ha i permalink) fa la sintesi dei primi mesi del governo Prodi:

Nota per chi ha votato Unione, o come si chiama:

Cinque mesi dopo si può dire: c’è un governo di banchieri che manda soldati in guerra, va a braccetto con Hezbollah e dittatori cinesi, fa l’indulto, confligge con gli interessi delle aziende private, mette le mani sulla Rai, cambia i primari degli ospedali, privatizza le professioni, taglia lo stato sociale, sostiene la legge sulla fecondazione, fa ministro Mastella, dice bye bye Condi, chiude la ditta “socialismo”, salva il Milan, non promuove i Pacs ed è pronto a imbarcare Casini e Follini. Sono certo che siete contenti.”

La colpa è sempre di Bush

Anche quando le cazzate le fa Prodi, naturalmente.
Qui Camillo, il 14 Settembre, sui commenti alla visita di Prodi e compagni in Cina:

Nel tentativo di giustificare Romano Prodi il cinese, Franco Venturini oggi sulla prima pagina del Corriere dice che succede sempre così, da Berlusconi a Bush chiunque vada in Cina fa il pragmatico e non denuncia le violazioni dei diritti eccetera. No, non è così. George W. Bush l'ha fatto, certo non in modo brutale (sennò Venturini ci avrebbe spiegato che così non si fa), e lo ha fatto proprio in occasione dell'ultimo viaggio di cui parla Venturini e che portò il giornale che oggi dice che il 70% di Mao è da salvare a sostenere che l'appello alla libertà di Bush fu una "gaffe".

Come spacciare balle colossali per "verità nascoste"

E' quello che fanno gli autori delle varie teorie complottiste, raccolte in articoli (pardon: "inchieste") giornalistici, libri e "documentari" (in realtà trattasi di fiction, e neanche tanto buona) e relative agli attentati dell'11 Settembre 2001.
Sarebbe ora di fare chiarezza su queste squallide operazioni per metà politico-propagandistiche e per metà speculative (guarda caso, tutti questi complottisti gira e rigira hanno qualcosa da vendere: un libro, un articolo di giornale, un DVD, una cassetta, i diritti che esigono per rilasciare interviste...): segnalo quindi il sito di Paolo Attivissimo, e in particolare la sezione dedicata proprio all'11 Settembre, presentandola con le parole dello stesso Attivissimo.

Il buco al Pentagono era troppo piccolo per un aereo di linea. Le torri del World Trade Center sono state demolite con gli esplosivi. I dirottatori non sapevano pilotare dei jet. La difesa aerea americana è rimasta a guardare. L'11 settembre è stata una messinscena del governo americano per giustificare l'invasione dell'Iraq e un nuovo ordine mondiale.

Vero o falso?

Insieme a un gruppo di esperti e ricercatori di vari settori, radunati nel blog Undicisettembre, sto esaminando da tempo queste ed altre ipotesi di complotto riguardanti gli attentati dell'11 settembre 2001. Questa pagina elenca i risultati documentati delle indagini e le fonti utilizzate, dalle quali chiunque può partire per le proprie verifiche personali.

Il risultato fondamentale di queste indagini è che le principali ipotesi di complotto si basano su informazioni scorrette e incomplete e sulla superficiale approssimazione, incompetenza e talvolta vera e propria malizia manipolativa dei loro sostenitori. Molti dei principali esponenti del complottismo sono stati colti a manipolare dati, testimonianze e filmati in modo da adattarli alle loro tesi e così trarre in inganno la gente, come vedrete nelle indagini che seguono.

Il quadro piuttosto squallido che emerge dalle indagini è quello di un gruppo di "guru" del complottismo che specula sulle emozioni e sulla fiducia delle persone, informandole in modo tendenzioso ma seducente, per vendere libri, DVD e conferenze in un fiorente business del complottismo. C'è anche chi usa il complottismo per sentirsi importante e venerato da un gruppo di seguaci, o per perseguire fini politici. Le tecniche di persuasione usate sono molto efficaci e sono già state viste in moltissimi altri contesti: paranormale, ufologia, negazione dello sbarco sulla Luna, medicine alternative, "scie chimiche" e altre ipotesi di complotto sui grandi eventi storici.

Ci sono, però, anche molte persone che sostengono le ipotesi di complotto in buona fede. Sono persone che si sono fidate delle dichiarazioni dei "guru" del complottismo e non hanno svolto ricerche in proprio che permettessero loro di capire che erano state ingannate facendo leva sulle forti emozioni evocate dalla tragedia e sul fatto che la dinamica dell'11 settembre tocca spesso argomenti tecnici (ingegneria civile, chimica, aeronautica civile e militare, ma non solo) che non tutti conoscono.

Pensate dunque con la vostra testa, sia di fronte alle tesi "ufficiali", sia alle tesi complottiste. Non fidatevi neppure di quello che trovate scritto qui: controllate sempre personalmente ogni fonte, ogni data, ogni dettaglio. Chiedete a esperti di cui vi fidate (ingegneri, architetti, pompieri, piloti, chimici). Andate sempre alle fonti originali di ogni dato, scavalcando gli intermediari tendenziosi. Soltanto così si può arrivare alla verità, senza appoggiarsi su pericolosi ipse dixit, né da una parte né dall'altra.

Queste indagini non sono mirate a sostenere in tutto e per tutto la ricostruzione "ufficiale" degli eventi, né tanto meno a prendere le difese dell'amministrazione Bush. Intendono semplicemente dimostrare che le ipotesi di complotto non hanno senso se le si esamina con un po' di buon senso, competenza e documentazione indipendente.

Trovate in fondo a questa pagina le indicazioni su come contattarci e contribuire a queste indagini segnalando materiale interessante ed eventuali errori o punti poco chiari.

Le aggiunte recenti a questo indice sono contrassegnate dalla dicitura NUOVO .

Link: http://paoloattivissimo.info/11settembre/index.htm

Una risposta agli islamo-nazisti (e non solo a loro)

Riporto qui di seguito un post di Stefano Magni (blog: Oggettivista) che mi trova totalmente in sintonia - come si suol dire, non avrei potuto dirlo meglio:

L'Occidente dopo l'11 settembre
Probabilmente ha ragione Benedetto XVI quando sostiene che: “La vera minaccia per la loro identità, i popoli dell’Asia e dell’Africa non la vedono nella fede cristiana, ma invece nel disprezzo di Dio e nel cinismo che considera il dileggio del sacro un diritto di libertà e l’utilità a supremo criterio morale”. Ed hanno ragione i popoli dell’Asia e dell’Africa a temerci per questo motivo. Perché è grazie a questo “cinismo” che l’Occidente è superiore al resto del mondo. Il nostro è un sistema vincente, proprio perché garantisce all’individuo la vita e la libertà di perseguire i suoi fini. Non è un sistema che costringe l’uomo a vivere secondo una legge dettata da Dio. Dalla Rivoluzione Industriale in poi, la scienza, il liberalismo e il capitalismo stanno liberando l’uomo da “Dio”, dalla tradizione e dai tiranni. Quello che ne è derivato non è un sistema “vuoto” di valori. E’ un sistema che è fondato sull’uomo, sui suoi valori e sulle sue aspirazioni. I religiosi e gli zelanti (soprattutto nel mondo islamico) lo considerano “vuoto” perché accantona la legge di Dio ed emargina il loro ruolo. E’ un sistema che fa paura a tanta gente debole, perché la responsabilità delle azioni ricade sulle spalle dell’individuo, che può avere successo nella vita così come fallire. Può disorientare, perché è un sistema che ti toglie una visione della storia predeterminata, leva ogni certezza sul fatto che dopo la morte ci sia una vita eterna ed esclude di dare una spiegazione ultraterrena agli eventi in terra.
Questo disorientamento e questa paura hanno provocato una reazione totalitaria per tutto il ‘900, con la nascita delle religioni atee del comunismo, del fascismo e del nazismo. Di fatto si trattava del ripristino su scala industriale degli antichi sistemi tribali pre-capitalisti: l’individuo non era più libero, ma dipendente dalla propria tribù nazionale, di classe o di razza. Il suo futuro non era più incerto, ma predeterminato dai dettami del suo capo. La sua vita ultraterrena era garantita perché la sua morte sarebbe stata utile alla costruzione di un paradiso in terra, realizzabile in un futuro che è sempre stato rimandato. Ma questi sistemi, non solo non hanno mai realizzato i paradisi che promettevano, ma hanno garantito l’inferno per tutti sulla terra. Vivere in un regime totalitario è, non solo pericoloso (la vita è perennemente messa a rischio dai pretoriani del regime), ma umiliante e personalmente degradante. Perché per qualsiasi cosa, anche solo per vivere, si deve chiedere il permesso a qualcuno, lo si deve corrompere, persuadere, ricattare. Questa è la squallida realtà della vita sotto una religione atea.
Il 9 novembre 1989 è simbolicamente considerata la data della fine dell’ultima religione atea, il comunismo. L’11 settembre 2001, al contrario, è considerata la data di inizio della nuova reazione contro la libertà: non più quella delle religione atee, ma quella di una religione tradizionale. I nuovi reazionari non hanno inventato nuovi credo o nuovi sistemi. Hanno iniziato ad ammazzare nel nome di un mitologico passato pre-capitalista e pre-scientifico, dove la vita era governata da Dio e non dall’uomo. Quello che stiamo vivendo è un nuovo, violento rigurgito di medioevo, una “rivoluzione” che vuole tornare al passato. E non è affatto detto che solo l’Islam voglia reagire alla modernità. Anche all’interno del cristianesimo si levano sempre più alte le voci di chi vuole ripristinare una legge e uno stile di vita ispirati alla religione, contrari a qualsiasi forma di libertà individuale. E tra gli atei, molti rimpiangono una mitizzata “purezza” del passato tribale e pre-tecnologico: Rousseau e il suo mito del “buon selvaggio” sta tornando di moda.
Non sconfiggeremo mai il terrorismo islamico, finché i musulmani non la smetteranno di rimpiangere un passato che non hanno mai conosciuto. E che, tutto sommato, non vogliono neanche loro: in Iran non sono contenti del regime che si è imposto dal 1979 ad oggi.
Non riusciremo mai a combattere il terrorismo islamico, finché non la smetteremo di dire e pensare: “tutto sommato hanno ragione a rimpiangere un passato spirituale”. Perché è questo il retro-pensiero dominante nella maggioranza degli intellettuali europei e americani. Ed è quello che ci impedisce di intraprendere delle azioni decisive nella guerra contro il terrorismo.
Vinceremo solo quando saremo veramente convinti che il nostro sistema di vita, aperto, secolare e capitalista, è il migliore dei mondi sinora esistiti e che difenderlo vale veramente la pena.


martedì 12 settembre 2006

"L'ONU in Libano è nemica dell'Islam"

Lo dice al Zawahiri nel suo ultimo messaggio video, diffuso in occasione dell'11 Settembre, smentendo per l'ennesima volta chi ancora sostiene che quella fra il nazismo islamico integralista e l'Occidente non è una guerra - una guerra asimmetrica, non convenzionale, ma pur sempre una guerra:
Zawahiri spiega che ogni attacco a occidentali ed ebrei, in ogni luogo, può essere considerato giusto, perché «la realtà della politica internazionale è l’umiliazione e la repressione dei musulmani per mano di idolatri che dominano questo mondo». Inoltre invita i musulmani a combattere gli alleati degli Stati Uniti in Somalia e chiede di «sfruttare ogni opportunità per vendicarsi con l’America» per l’arresto dell’imam egiziano Oar Abdel Rahman.
«ONU NEMICA DELL'ISLAM» - L'egiziano Ayman al-Zawahri, ha fra l'altro invitato i libanesi a «respingere» la risoluzione 1701 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla cessazione delle ostilità fra Israele e Hezbollah e lo schieramento di una forza Onu. Nel video il numero due di Al Qaeda ha condannato la forza dell'Onu in Libano definendola «nemica dell'Islam».
(fonte: Corriere della Sera)

Preoccupante il riferimento mirato alle forze ONU (fra cui 2.500 militari italiani) in Libano: un motivo di più per pensare bene a cosa andiamo veramente a fare in quel Paese, con quali mezzi e perché.

lunedì 11 settembre 2006

Never forget

Anche quest'anno, a margine della ricorrenza dell'11 Settembre, c'è stato chi ha parlato di "rituale", di "retorica" e di quanto sarebbe preferibile "lasciare in pace" i morti anziché (sic) "strumentalizzarli" a fini politici.
Direi proprio che le cose non stanno così: ricordare quel che è successo non è vuota retorica e non è una forma di strumentalizzazione del dolore per le vittime delle stragi di New York, Washington e del volo United 93.
La memoria è importante: senza un costante lavoro sulla memoria, sul ricordo dei fatti, l'Olocausto sarebbe già stato dimenticato, con grande soddisfazione dei nazisti di ieri e di oggi (non per niente il regime iraniano è in prima fila, oggi, nell'opera di negazione degli avvenimenti) e con grande pericolo per tutti di assistere a una ripetizione - con le varianti del caso - della storia.
Anche il terrorismo nazislamista cerca di far dimenticare il perché è in atto una guerra, e chi l'ha iniziata e quando (altro che "reazione all'invasione dell'Irak"): rimuovere i fatti dell'11 Settembre vorrebbe dire fargli un favore, e uccidere una seconda volta le vittime.
Non siamo noi a dover "lasciar stare in pace" i defunti, le vittime del terrorismo islamista, sono i terroristi che devono "lasciar stare in pace" i vivi e astenersi dal trasformarli in defunti: finché questo non succederà la memoria dei fatti, e non certo il silenzio, sarà uno dei modi per combatterli.