martedì 20 aprile 2004

[Tech] E-mail: un terzo ormai e' spam


Secondo un rapporto della IDC nel 2003 lo spam ha rappresentato il 32% delle e-mail spedite in un giorno medio in Nord America, raddoppiando la percentuale calcolata nel 2001.
Analysts IDC reckons that spam represented 32 per cent of all email sent on an average day in North America in 2003, doubling from 2001. That figure is less than the 50 per cent or more junk mail statistic commonly cited by email-filtering firms like MessageLabs and Brightmail but it still represents a serious problem.



The effect of spam - measured in clogged inboxes, lost worker productivity and wasted IT resources - is measured in millions of dollars annually for larger organisations. Adding to this, three-quarters of the IT executives responding to an IDC survey feel the spam tsunami will only get worse over the next two years.
Fonte: The Register.



Telekom Serbia: denuncia per Prodi e Fassino


Dal Corriere della Sera:
I deputati e i senatori della Casa delle libertà nella commissione parlamentare di inchiesta su Telekom Serbia hanno annunciato di voler presentare un esposto-denuncia alla Procura di Roma contro Romano Prodi e Piero Fassino per "l'inosservanza di un atto legalmente dato" (art. 650 del codice penale).



Oggetto dell'esposto-denuncia: l'assenza del presidente della Commissione europea e del segretario dei Ds alle previste audizioni. Il presidente della commissione Telekom Serbia, Enzo Trantino (An), ha giudicato di "gravità inaudita" l'assenza annunciata da Prodi e Fassino.
Certo non un bello spettacolo, per un rappresentante delle istituzioni (europee) e per il leader di un partito specializzato nel moralismo un tanto al chilo contro "l'arroganza giudiziaria" altrui.



Sartori su Bush, Zapatero, ONU e 'pacifisti'


Editoriale, solo in parte condivisibile dal mio punto di vista, sul Corriere della Sera.



Ce n'è per tutti, da Bush:
Del pari, Bush mente sapendo di mentire quando dichiara che il suo intento è di trasformare l'Iraq in una democrazia? Temo molto che in questo caso sia sincero: in questa sciocchezza forse crede davvero. Ma sciocchezza è.
ai fascifisti:
Per i sempliciotti del "ciecopacismo" (come li ho già chiamati) la soluzione è, appunto, semplicissima: via subito dall'Iraq. I ciecopacisti ci propongono una soluzione bugiarda? No. Alcuni dei loro generali mentono sapendo di mentire (sono soltanto dei demagoghi a caccia di voti), ma le truppe dei ciecopacisti sono sicuramente in buona fede. Il che non toglie che la loro cecità li faccia sbagliare. Il ciecopacismo non mi stupisce. Mi stupisce però come un nobile ideale, l'ideale della pace, si possa capovolgere in un meschino egoismo di pochissima nobiltà. Tornare immediatamente a casa vuol dire, in concreto, "lasciamo che gli iracheni crepino da soli". Con tanti saluti al tanto proclamato umanitarismo.
all'ONU:
E l'Onu? L’Onu è un baraccone di piccole virtù. Chi lo magnifica come una mirabile entità salvifica è un illuso e probabilmente un ipocrita. Ma tutti capivano che senza l'ombrello dell'Onu e della sua legittimazione non c'era via di uscita dall’Iraq.
per finire con "l'eroico Zapatero" che tanto piace a Prodi e alla sinistra italiana (tutta, anche quella triciclista):
Tutti fino a ier l’altro. Perché il nuovo premier spagnolo, Zapatero, questa via di uscita l'ha bruciata dichiarando che lui all'Onu non credeva. Peggio ancora, il suo esordio è stato "clamorosamente antieuropeo" (Sergio Romano di ieri): mette anche l'’Europa in difficoltà come alter ego, se si vuole, delle Nazioni Unite.

Dicevo che per non sprofondare sempre più nel marasma iracheno dobbiamo essere lucidi; il che vuol anche dire essere onesti. Zapatero non entra in questo identikit. Finora è l'America che ha sbagliato. Con Zapatero non sappiamo più chi sbaglia di più.
Link: Corriere della Sera.



[Tech] Aumenta l'intolleranza su Internet


Secondo un rapporto del Simon Wiesenthal Center i siti Internet anti-ebraici, anti-omosessuali e in generale portatori di messaggi intolleranti, razzisti e fanatici stanno aumentando in maniera preoccupante:
The number of homophobic and other hate sites on the internet is increasing at an alarming rate a report released Monday by an international human rights organization says.



The Simon Wiesenthal Center has kept track of hate sites on the net for the past nine years. Its most recent report details more 200 of about 4,000 online hate sites it monitors.



The Digital Terrorism and Hate report describes a "a small but virulent subculture of hate within the burgeoning billions of available online pages."



Some of the sites advocate killing gays. Others deny the Holocaust. And, still others provide online games that allow children to "shoot" illegal immigrants, Jews and blacks.



The number of sites promoting terrorist recruitment and urging young people to join "holy wars" and become suicide bombers has also increased over the past 12 months.



(...)





The Simon Wiesenthal Center uses the report to help inform parents, teachers, public officials and law enforcement.



The intent is not to interfere with free speech and shut down the sites, said Mark Weitzman, director of the center's Task Force Against Hate. "This is for public awareness," he said.
Fonte: 365gay.com.



[Tech] Start-up certifica lo status 'copyright free' del kernel Linux


La società, Open Source Risk Management (OSRM), creata dall'avvocato e venture capitalist Daniel Egger e partecipata anche da Pamela Jones di Grocklaw, offre una assicurazione sul kernel GNU/Linux 2.4 e 2.6:
"After a rigorous six-month process of examining the individual software files in the Linux kernel and tracing their origins, OSRM found no copyright infringement in kernel versions 2.4 and 2.6," Egger, OSRM's chairman, said in an interview. He was referring to the two most commonly used versions of the Linux operating system.



Roughly 1,500 corporate Linux users have received letters threatening legal action for using software that SCO says infringes on its intellectual property.



The battle over Linux, the most popular form of open-source software, has raised questions about whom to hold responsible for the underlying code created through a combination of public collaboration and private initiative.



Linux marks a distinct break with the practice of Microsoft and other more traditional software developers who keep their code secret.



The New York company's business model combines intellectual property technical research with a legal defense strategy. It is backed up with a form of product liability insurance for open source users.



OSRM is also looking beyond the legal battles with SCO to future intellectual property battles that may arise.



In the next two months, OSRM plans to begin offering insurance to corporate customers. It will charge standard liability insurance rates of around 3 percent of the cost of the potential liability, or $30,000 for $1 million worth of coverage.
Fonte: Yahoo! Finance.



La ricreazione e' finita


Sottoscrivo parola per parola questo post di Gen. Lee.



Da leggere.



Il Riformista: 'seguite Kerry, non Zapatero'


Così l'editoriale di oggi (il grassetto è mio):
Romano Prodi mostra di credere che l’annuncio del ritiro immediato di Zapatero sia una forma di pressione, un estremo tentativo, per ottenere una svolta nella gestione del dopoguerra iracheno. Per dirlo, avrà le sue informazioni, forse di prima mano. Ma a questo punto non si deve scartare l’ipotesi, anzi si deve prendere seriamente in considerazione l’ipotesi che Zapatero non sia un Prodi iberico, ma un Folena spagnolo. Che, cioè, più che la svolta gli interessi il ritiro. Niente infatti lo obbligava ad anticipare ciò che alle Cortes si era solennemente impegnato a decidere il 30 giugno, data presunta del passaggio dei poteri al governo iracheno, se non una ragione elettorale: mantenere il patto su cui ha vinto le elezioni (da noi era "meno tasse per tutti", in Spagna era "meno guerra per tutti"). Il fatto che abbia anticipato la decisione mette in seria difficoltà proprio chi stava lavorando alla cosiddetta svolta; e la freddezza con cui Brahimi, il vice di Annan, ha accolto la notizia, la dice lunga sul danno che provoca proprio alla via che l’Onu sta seguendo. Valga per tutti la dichiarazione di Kerry, che ha ieri espresso il suo rammarico per l’annuncio spagnolo, ricordando a Madrid il suo comune "interesse a costruire un Iraq che non diventi uno stato impotente e un rifugio per i terroristi". Tra Kerry e Zapatero, il centrosinistra italiano non dovrebbe avere alcun dubbio.

Chiaramente Zapatero, in costante consultazione con Blair, deve aver dedotto che l’incontro tra il premier inglese e Bush non ha dato i risultati sperati, e che non molto è destinato a cambiare doopo il 30 giugno. Chiaramente Zapatero ha letto l’uccisione di Rantisi da parte di Sharon, pochi giorni dopo il via libera di Bush sul ritiro da Gaza, come la dimostrazione che il presidente americano non è riformabile, e che non solo non è disposto a mangiare la "humble pie" in Iraq, ma vorrebbe darla in pasto a tutto il mondo arabo. Ciononostante, e pur comprendendo la diffidenza di gran parte della sinistra europea nei confronti di Bush; e pur sapendo che i francesi consigliano a tutti di non muovere un dito finchè non viene novembre, sperando di veder passare il cadavere politico del presidente repubblicano; pur vedendo tutto questo, non riusciamo a capire come il ritiro delle truppe spagnole possa far fare anche un solo passo avanti alla crisi irachena.

Ammettiamo pure che Zapatero riesca così a mettere Bush con le spalle al muro. Ma se insieme a lui mette con le spalle al muro l’America, se l’isolamento della super-potenza risveglia gli isolazionisti nella super-potenza, se la vicenda irachena si tramuta, come paiono sperare molti in Europa, in un’umiliazione dell’America, sarà l’intero Occidente ad aver perso la sua prima guerra mondiale con il radicalismo islamico. Non è che se perde Bush vincono Chirac o Zapatero. In questo senso l’Iraq non è il Vietnam, dove se perdeva l’America vinceva l’Urss.

Il ritiro delle truppe spagnole minaccia inoltre di peggiorare, non migliorare le condizioni di sicurezza sul terreno, a scapito innanzitutto degli iracheni. Fassino ha detto bene ieri: "Annunciare il ritiro dei soldati motivandolo con l’impossibilità di una svolta, come ha fatto Zapatero, segna una sconfitta per tutta la comunità internazionale e vuol dire che l’Iraq sarà nei prossimi mesi risucchiato sempre di più in una spirale di violenza dagli esiti inimmaginabili". L’unica cosa che non si capisce è perché, se così stanno le cose, non ci sarebbe altra alternativa che seguire Zapatero.

Infine l’annuncio del ritiro spagnolo, fatto proprio mentre tre europei di origini italiane sono in mano a terroristi che chiedono il ritiro delle truppe italiane in cambio della loro vita, è una pugnalata alle spalle alle trattative per liberarli. Al Sadr ha dichiarato la sospensione delle ostilità contro gli spagnoli perché si ritirano; perché mai, ora che la strategia del ricatto mostra qualche successo, si dovrebbero restituire i tre a un’Italia che non fa come Zapatero?

Notiamo anche che l’invocato intervento dell’Onu è in corso. L’inviato di Annan, Brahimi, sta lavorando alla composizione di un nuovo governo provvisorio che non sia espressione del proconsole americano Bremer, ma delle Nazioni Unite, concordato con tutte le fazioni in campo, quasi sul modello della assemblea tribale afghana che ha dato il via al nation building a Kabul. John Kerry ha intelligentemente chiesto a Bush di dichiarare fin da ora che accetterà qualunque soluzione esca dal cappello di Brahimi. Ecco che cosa dovrebbe chiedere l’Europa a Bush. Bush l’ha in parte accettato con Blair. Ma non rinuncia al comando militare, e pare che sia questo ad aver convinto Zapatero ad anticipare il ritiro. Ma c’è qualcuno nella comunità internazionale, che abbia le forze per farlo, pronto a prendere il comando di una forza militare internazionale per proteggere il governo iracheno dopo il 30 giugno? O si pensa davvero che possano farcela i poliziotti iracheni? (Certo, se Bush non avesse sciolto l’esercito di Saddam, ma solo epurato, oggi avremmo una forza indigena su cui contare).

Notiamo infine che Zapatero si ritira proprio mentre l’assemblea dei massimi religiosi sciiti in Iraq, Al Sistani compreso, prende finalmente le distanze da Al Sadr e dichiara che non si lascerà coinvolgere nello scontro armato con gli americani, riaccendendo la speranza che la comunità sciita non sia persa per sempre a una prospettiva di pacificazione del paese.

Proprio adesso, Zapatero dichiara l’Iraq un "basket case", una pratica che può essere solo gettata nel cestino, roba da metterci una pietra sopra. E lo dichiara unilateralmente, chiedendo una svolta multilaterale all’Onu, nel cui Consiglio di sicurezza siede, ma del quale non ha prodotto alcuna discussione o iniziativa.

Vien da chiedersi se, alla prima prova di governo, Zapatero si sia dimostrato un leader. E se la Spagna, di cui forse avevamo presunto più delle sue capacità, non si sia dimostrata una democrazia ancora troppo giovane, incerta e ondivaga per giocare sulla scena internazionale il ruolo cui ambisce.
Link: Il Riformista.