Austin Powers
Lei: "Dimmi, caro, di solito tu fumi dopo avere fatto sesso?"
Lui: "Non saprei, cara, non ci ho mai fatto caso..."
lunedì 16 dicembre 2002
domenica 15 dicembre 2002
Spedizione su MART
Oggi Laura e Silvia sono all'inaugurazione del Mart, il nuovo Museo d'arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, una iniziativa su cui già convergono i consensi e l'appoggio di una quarantina di musei internazionali.
Sono sicuro che sopravviverete tranquillamente ai soliti pistolotti cultural-patriottici del ministro Urbani, quindi divertitevi ragazze!
P.S.: Comunque l'architetto Mario Botta è ticinese, non italiano - questo fra l'altro dimostra che, quanto a creatività, i nostri dirimpettai non si sono fermati all'invenzione del Ciocomat... ;-)
Oggi Laura e Silvia sono all'inaugurazione del Mart, il nuovo Museo d'arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, una iniziativa su cui già convergono i consensi e l'appoggio di una quarantina di musei internazionali.
Sono sicuro che sopravviverete tranquillamente ai soliti pistolotti cultural-patriottici del ministro Urbani, quindi divertitevi ragazze!
P.S.: Comunque l'architetto Mario Botta è ticinese, non italiano - questo fra l'altro dimostra che, quanto a creatività, i nostri dirimpettai non si sono fermati all'invenzione del Ciocomat... ;-)
Allora ditelo...
Secondo Jean Leclerc du Sablon, giornalista francese che ha scritto un libro sulla Cina intitolato "L'impero della polvere negli occhi", i famosi "Guerrieri di terracotta di Xian" sarebbero una colossale bufala orchestrata dal regime comunista ai tempi della Banda dei Quattro.
I dettagli su "Il Nuovo".
Secondo Jean Leclerc du Sablon, giornalista francese che ha scritto un libro sulla Cina intitolato "L'impero della polvere negli occhi", i famosi "Guerrieri di terracotta di Xian" sarebbero una colossale bufala orchestrata dal regime comunista ai tempi della Banda dei Quattro.
I dettagli su "Il Nuovo".
sabato 14 dicembre 2002
Dalla Sala Orale della Casa Bianca...
...allo Studio Orale della RAI: il direttore di Rai Uno ha assicurato che
Visto il numero esorbitante di tette e di chiappe esibite in ogni trasmissione tv, pensavo che ormai i direttori delle varie reti televisive pubbliche e private si fossero già fatti un'idea abbastanza precisa del ruolo ideale della donna nella società moderna - o nella società dello spettacolo, perlomeno.
Che invece sentano ancora la necessità di discuterne a prima vista potrebbe essere preso per un segnale incoraggiante.
Che in RAI abbiano deciso di discuterne partendo dalla testimonianza di una donna passata alla storia (?), oltre che per le sue mirabolanti doti di suonatrice di clarinetto, per avere conservato per mesi in frigorifero un vestito che portava le tracce del suo impegno, ehm, musicale mi pare invece un tantino deprimente.
...allo Studio Orale della RAI: il direttore di Rai Uno ha assicurato che
"la testimonianza di Monica Lewinsky servirà a fornire elementi per capire il ruolo della donna (sic) nella società moderna"
Visto il numero esorbitante di tette e di chiappe esibite in ogni trasmissione tv, pensavo che ormai i direttori delle varie reti televisive pubbliche e private si fossero già fatti un'idea abbastanza precisa del ruolo ideale della donna nella società moderna - o nella società dello spettacolo, perlomeno.
Che invece sentano ancora la necessità di discuterne a prima vista potrebbe essere preso per un segnale incoraggiante.
Che in RAI abbiano deciso di discuterne partendo dalla testimonianza di una donna passata alla storia (?), oltre che per le sue mirabolanti doti di suonatrice di clarinetto, per avere conservato per mesi in frigorifero un vestito che portava le tracce del suo impegno, ehm, musicale mi pare invece un tantino deprimente.
Scarsa professionalità
Un'ulteriore prova del fatto che la mia adorata Milano non è più la stessa: perfino i ladri stanno perdendo colpi - in tutti i sensi.
Un'ulteriore prova del fatto che la mia adorata Milano non è più la stessa: perfino i ladri stanno perdendo colpi - in tutti i sensi.
venerdì 13 dicembre 2002
Ho terminato il Web-CD per il gruppo di lavoro di Luisa.
Nelle ultime 10 ore ho assemblato le ultime 60 pagine - una discreta media, direi... - e ho spedito il tutto ai coordinatori italiani.
Se non ci sono grosse sviste - e non ce ne dovrebbero essere - entro martedì dovrebbero girarlo ai rumeni per l'assemblaggio dei contributi in francese e in spagnolo e per il varo del master finale.
Anche questa è fatta...
Peccato sia durato poco: avrei voluto restare a Mestre ancora un po' (lunedì c'è la presentazione del progetto di legge sull'accessibilità dei siti Web, fra l'altro), e invece eccomi di nuovo qui in Abruzzo, nella mia casa lontano da casa...
Nelle ultime 10 ore ho assemblato le ultime 60 pagine - una discreta media, direi... - e ho spedito il tutto ai coordinatori italiani.
Se non ci sono grosse sviste - e non ce ne dovrebbero essere - entro martedì dovrebbero girarlo ai rumeni per l'assemblaggio dei contributi in francese e in spagnolo e per il varo del master finale.
Anche questa è fatta...
Peccato sia durato poco: avrei voluto restare a Mestre ancora un po' (lunedì c'è la presentazione del progetto di legge sull'accessibilità dei siti Web, fra l'altro), e invece eccomi di nuovo qui in Abruzzo, nella mia casa lontano da casa...
lunedì 2 dicembre 2002
Punto Informatico: un'occasione persa.
Da ieri sera è online il nuovo layout del sito del quotidiano "Punto Informatico"
Rispetto alla versione precedente, adesso il sito è ottimizzato per la risoluzione 800x600 pixel - dimensione fissa, quindi, e tanti saluti al "liquid design".
Il codice è privo di dichiarazione del DOCTYPE e del CHARSET - in questo modo gli user agent, nel dubbio, renderizzano l'HTML usando un "minimo comun denominatore" e vanificando di fatto gli (eventuali) sforzi di chi ha scritto la pagina usando TAG o attributi "recenti"; inoltre la mancanza del CHARSET può provocare problemi nell'interpretazione dei caratteri "estesi".
Anche aggiungendo "a manina" le dichiarazioni del DOCTYPE e del CHARSET le pagine del sito non superano il test del validatore del W3C (World Wide Web Consortium) per l'HTML 4.01 Transitional (in pratica il test più "benevolo" fra quelli disponibili).
Anche il test relativo all'accessibilità delle pagine condotto col validatore Bobby fallisce miseramente: non viene raggiunto neanche il livello di conformità 1 (WCAG level A), il più basso dei tre previsti dalle raccomandazioni del W3C - un risultato imbarazzante, considerato anche che fra meno di un mese entreremo nell'Anno europeo del disabile.
Vi sono poi delle considerazioni più generali legate ai concetti di usabilità e di accessibilità (intesa questa volta come possibilità di accedere ai contenuti della Rete "ovunque, comunque e con qualunque device").
Il mio giudizio complessivo sul sito è fortemente negativo: l'autore sta trattando il Web come se fosse la televisione, o la carta stampata - in pratica, ha sbagliato media.
Il media televisivo ha tempi, modi e usa tecniche diverse dalla carta stampata o dal cinema: lo stesso vale per il Web.
Una trasmissione televisiva può essere vista tranquillamente sia su di un televisorino portatile da 5 pollici che su di un home theater da 50 perché le proporzioni del video sono sempre uguali, rispettano sempre lo stesso standard.
Chi ha il compito di impaginare una particolare rivista o un quotidiano non ha grossi problemi nel collocare fisicamente gli articoli, le foto e le didascalie al loro posto, e questo perché le dimensioni della pagina della rivista o del quotidiano in oggetto gli sono ben note e sono fisse e invariabili.
Il monitor di un computer collegato a Internet non ha delle "proporzioni standard": da un computer all'altro possono cambiare tantissime cose come la risoluzione video, la dimensione dello schermo, il sistema operativo (Windows mostra le immagini a 96 punti per pollice, Macintosh a 72, ad esempio), la palette di colori standard, il numero di colori presenti a video, etc.
Per questo motivo i web designer non danno (non dovrebbero dare) mai delle dimensioni fisse e invariabili a "cose" come i font di caratteri o le colonne e le celle delle tabelle di impaginazione: immagini, oggetti e testi devono fluire liberamente per adattarsi al monitor dell'utente - e all'utente stesso, ovviamente: che succede se sono miope o presbite e voglio ingrandire i caratteri a schermo sfruttando l'apposita funzionalità del mio browser? Semplice: se l'autore della pagina ha dato una dimensione fissa ai caratteri o agli elementi del layout, non ho nessuna possibilità.
Non si può trattare una pagina web come se fosse una pagina del "Corriere della Sera", perché sul Web alcuni utenti leggeranno quella pagina su di un "foglio di carta" grande invece come la pagina standard di "Repubblica", o di "Panorama", o magari di un tascabile in stile "Guida TV"…
L'ideale sarebbe adottare sempre e comunque un layout "liquido", così da permettere a chiunque, indipendentemente dal device che usa per connettersi alla Rete (monitor, sintetizzatore vocale, barra Braille, telefono cellulare GPRS, UMTS o iMode, computer palmare etc.) di potere accedere senza grossi problemi ai contenuti (la parte che conta realmente: grafica e multimedia sono spesso solo un abbellimento, un di più non strettamente necessario, e ancora più spesso risultano essere solo "rumore" inutile).
A questo ovviamente dovrebbe accompagnarsi il rispetto degli standard di qualità del Web, e quindi un codice (x)HTML valido e conforme alle raccomandazioni WCAG (Web Content Accessibility Guidelines) del W3C - ma questo purtroppo succede molto raramente sul Web, e in particolare sul Web "italiano", ricco di webmaster della domenica e di "esperti" nati dal nulla in 24 ore, come i funghi dopo le prime piogge autunnali...
Da ieri sera è online il nuovo layout del sito del quotidiano "Punto Informatico"
Rispetto alla versione precedente, adesso il sito è ottimizzato per la risoluzione 800x600 pixel - dimensione fissa, quindi, e tanti saluti al "liquid design".
Il codice è privo di dichiarazione del DOCTYPE e del CHARSET - in questo modo gli user agent, nel dubbio, renderizzano l'HTML usando un "minimo comun denominatore" e vanificando di fatto gli (eventuali) sforzi di chi ha scritto la pagina usando TAG o attributi "recenti"; inoltre la mancanza del CHARSET può provocare problemi nell'interpretazione dei caratteri "estesi".
Anche aggiungendo "a manina" le dichiarazioni del DOCTYPE e del CHARSET le pagine del sito non superano il test del validatore del W3C (World Wide Web Consortium) per l'HTML 4.01 Transitional (in pratica il test più "benevolo" fra quelli disponibili).
Anche il test relativo all'accessibilità delle pagine condotto col validatore Bobby fallisce miseramente: non viene raggiunto neanche il livello di conformità 1 (WCAG level A), il più basso dei tre previsti dalle raccomandazioni del W3C - un risultato imbarazzante, considerato anche che fra meno di un mese entreremo nell'Anno europeo del disabile.
Vi sono poi delle considerazioni più generali legate ai concetti di usabilità e di accessibilità (intesa questa volta come possibilità di accedere ai contenuti della Rete "ovunque, comunque e con qualunque device").
Il mio giudizio complessivo sul sito è fortemente negativo: l'autore sta trattando il Web come se fosse la televisione, o la carta stampata - in pratica, ha sbagliato media.
Il media televisivo ha tempi, modi e usa tecniche diverse dalla carta stampata o dal cinema: lo stesso vale per il Web.
Una trasmissione televisiva può essere vista tranquillamente sia su di un televisorino portatile da 5 pollici che su di un home theater da 50 perché le proporzioni del video sono sempre uguali, rispettano sempre lo stesso standard.
Chi ha il compito di impaginare una particolare rivista o un quotidiano non ha grossi problemi nel collocare fisicamente gli articoli, le foto e le didascalie al loro posto, e questo perché le dimensioni della pagina della rivista o del quotidiano in oggetto gli sono ben note e sono fisse e invariabili.
Il monitor di un computer collegato a Internet non ha delle "proporzioni standard": da un computer all'altro possono cambiare tantissime cose come la risoluzione video, la dimensione dello schermo, il sistema operativo (Windows mostra le immagini a 96 punti per pollice, Macintosh a 72, ad esempio), la palette di colori standard, il numero di colori presenti a video, etc.
Per questo motivo i web designer non danno (non dovrebbero dare) mai delle dimensioni fisse e invariabili a "cose" come i font di caratteri o le colonne e le celle delle tabelle di impaginazione: immagini, oggetti e testi devono fluire liberamente per adattarsi al monitor dell'utente - e all'utente stesso, ovviamente: che succede se sono miope o presbite e voglio ingrandire i caratteri a schermo sfruttando l'apposita funzionalità del mio browser? Semplice: se l'autore della pagina ha dato una dimensione fissa ai caratteri o agli elementi del layout, non ho nessuna possibilità.
Non si può trattare una pagina web come se fosse una pagina del "Corriere della Sera", perché sul Web alcuni utenti leggeranno quella pagina su di un "foglio di carta" grande invece come la pagina standard di "Repubblica", o di "Panorama", o magari di un tascabile in stile "Guida TV"…
L'ideale sarebbe adottare sempre e comunque un layout "liquido", così da permettere a chiunque, indipendentemente dal device che usa per connettersi alla Rete (monitor, sintetizzatore vocale, barra Braille, telefono cellulare GPRS, UMTS o iMode, computer palmare etc.) di potere accedere senza grossi problemi ai contenuti (la parte che conta realmente: grafica e multimedia sono spesso solo un abbellimento, un di più non strettamente necessario, e ancora più spesso risultano essere solo "rumore" inutile).
A questo ovviamente dovrebbe accompagnarsi il rispetto degli standard di qualità del Web, e quindi un codice (x)HTML valido e conforme alle raccomandazioni WCAG (Web Content Accessibility Guidelines) del W3C - ma questo purtroppo succede molto raramente sul Web, e in particolare sul Web "italiano", ricco di webmaster della domenica e di "esperti" nati dal nulla in 24 ore, come i funghi dopo le prime piogge autunnali...
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